Ethical Hacker

Certificazioni e competenza tecnico-sistemistica verso i principali security vendors, sono elementi che ci caratterizzano.

La Certified Ethical Hacker (CEH), è una certificazione promossa International Council of  Electronic Commerce Consultants, noto come EC-Council. L’organizzazione è stata fondata in seguito agli attacchi al World Trade Center dalla volontà di Jay Bavisi e Haja Mohideen di formare adeguatamente professionisti nel campo della sicurezza informatica. Il loro obiettivo era quello di educare e di fornire gli strumenti adatti ad individui che sarebbero stati capaci di evitare – e, nel caso – affrontare, una guerra cyber. Le attività dell’EC-Council hanno da subito beneficiato del sostegno di esperti del settore provenienti da tutto il mondo ed in breve tempo l’organizzazione è stata in grado di fissare standard internazionali certificando diverse competenze tecniche nei campi dell’E-commerce e della sicurezza informatica. La CEH ricade in quest’ultima categoria. È attualmente disponibile in più di 60 paesi diversi, riconosciuta internazionalmente ed è stata recentemente avallata da diverse agenzie governative statunitensi, come US Government National Security Agency (NSA) e la Committee on National Security Systems (CNSS). Negli Stati Uniti, la certificazione è posseduta da professionisti impegnati in settori chiave quali l’esercito e l’FBI. Il test si compone di 125 domande a risposta multipla da completare in 4 ore e comprende l’accettazione di 19 regole che compongono il Codice Etico dell’organizzazione quali “Proteggi la proprietà intellettuale”, “Usa le proprietà del cliente o del datore di lavoro solo nei modi e tempi autorizzati”, “Non fare parte di comunità hacker con lo scopo di diffondere e promuovere attività black hat”.

Da una parte, la CEH è uno strumento essenziale per attestare le capacità degli individui ed è la dimostrazione di un tentativo di standardizzazione promosso sia dal settore pubblico che quello privato, dall’altra parte, però, i detrattori della certificazione criticano la sua vana aspirazione di certificare anche la virtuosità delle intenzioni dei candidati, una caratteristica che – secondo i critici – appartiene alla soggettività degli individui, e non può quindi rientrare in standard oggettivi. Inoltre, la CEH certifica il possesso da parte dei soggetti degli strumenti e delle conoscenze possedute anche dai black hat hackers: con il corso che precede la certificazione e con la certificazione stessa, quindi, si promuove l’apprendimento di tecniche potenzialmente criminali da parte di un ampio numero di persone.

Sul sito ufficiale dell’EC-Council, è presente una sezione riguardante le domande frequenti, in cui si possono trovare le confutazioni alle precedenti obiezioni. Innanzitutto, l’EC-Council specifica che il corso che precede la certificazione è accessibile solamente da persone che abbiano già almeno due anni di esperienza nel campo della sicurezza informatica, e sottolinea la difficoltà dell’esame, superabile solamente da chi ha solide conoscenze.  La risposta, in questo caso, non appare sufficiente in quanto sia hacker con buone che con cattive intenzioni posso essere in possesso di precedente esperienza lavorativa e soprattutto possono entrambi presentare lo stesso alto livello di conoscenza tecnica necessario per superare l’esame. Nonostante i tentativi di rispondere alle critiche, quindi, le controversie sono lontane dall’essere efficacemente chiarite, e queste sono principalmente imperniate sulla difficile distinzione tra hacker etici e hacker non etici.

                               

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